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Il premio

40° edizione del
Premio 12 Apostoli

Illustrazione premio Ristorante 12 Apostoli

Nelle famiglie veronesi quando si domanda cosa c’è per cena si sente gridare ad alta voce dall’altra stanza: “Quel che ghè”. Ecco, questa sera sarà così, sarà bello sentirsi a casa. Col grembiule legato in vita, la mamma, moglie o nonna, con il mestolo in mano, risponde “Quello che c’è”, dando però alla famiglia il massimo delle proprie possibilità: piatti genuini, nutrienti e conditi con quel calore familiare, valore aggiunto in ogni piatto e introvabile anche nei supermercati più attrezzati.

Ora, sistemato il menù, voglio raccontarvi come nasce il Premio 12 Apostoli nel 1968. Le scorribande motociclistiche di Giorgio Gioco, cuoco-centauro, avevano come meta Cortina d’Ampezzo, per far visita a un manipolo di camminatori pensatori: Cesare Marchi, Indro Montanelli, Giulio Nascimbeni, Enzo Biagi. Sotto le Tofane scaturivano idee fresche come le acque dei ruscelli alpini, così, alla fine di quel Ferragosto Ampezzano, questi “Signori delle penna, un pò meno della pedula” hanno riempito le borse della moto di Giorgio con l’idea di quel Premio.
All’indomani della prima edizione, vincitore Nantas Salvalaggio, il Corriere della Sera dedicava all’evento un formidabile pezzo a firma di Paolo Monelli, che
dipingeva il Premio 12 Apostoli come L’Antipremio italiano, privo di dinamiche legate al denaro e giochi editoriali ma ricco di quel fattore umano che lo rendeva speciale. Scorrendo i nomi dei premiati delle precedenti edizioni si capisce che, attorno a un tavolo, si può scrivere una bella pagina di storia italiana. Un altro detto veronese recita: “Prediche curte e taiadele longhe”, ed è giusto: mettetevi
comodi, srotolate i tovaglioli ed arrivi in tavola...
quel che ghè.

Chef Mauro Buffo, osti Famiglia Gioco

La giuria e i premiati
delle precedenti edizioni

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